L’attuale, diffusa indifferenza verso quel che sta succedendo agli afghani, ma in verità – senza che ce ne accorgiamo – anche a noi stessi, ha radici profonde.
Anni di sfrenato materialismo hanno ridotto e marginalizzata il ruolo della morale nella vita della gente, facendo di valori come il danaro, il successo e il tornaconto personale il solo metro di giudizio.
Senza tempo per fermarsi a riflettere, preso sempre di più nell’ingranaggio di una vita altamente competitiva che lascia sempre meno spazio al privato, l’uomo del benessere e dei consumi ha come perso la sua capacità di commuoversi e di indignarsi.
È tutto concentrato su di sé, non ha occhi né cuore per quel che gli succede attorno.
È questo nuovo tipo di uomo occidentale, cinico e insensibile , egoista e politicamente corretto- qualunque sia la politica- ,prodotto della nostra società di sviluppo e ricchezza, che oggi mi fa paura quanto l’uomo col Kalashnikov e l’aria da grande tagliagole che ora è ad ogni angolo di strada a Kabul.
I due si equivalgono, sono esempi dello stesso fenomeno: quello dell’uomo che dimentica di avere una coscienza, che non ha chiaro il suo ruolo nell’universo e diventa il più distruttivo degli essere viventi, ora inquinando le acque della terra, uccidendone gli animali ed usando sempre più sofisticate forme di varia violenza contro i suoi simili.
In Afghanistan tutto questo mi appare chiaro.
E mi brucia e mi riempie di rabbia.

Tratto dal capitolo Lettera da Kabul

Tiziano Terzani

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