Renato compie sessant’anni.
E mi pare una cosa strana.
Forse perché essendo arrivata nella sua vita quando era relativamente giovane, in mio papà non riesco a vedere grandi mutamenti.
Quando ha compiuto 30 anni io ero la bambina di 7 che , durante le vacanze estive, portava con sé sul camion.
Tutto fiero mio papà di presentarmi ai suoi compagni di viaggio.
Si illuminava quando diceva al proprietario del bar in cui ogni mattina si fermava a bere il caffè: “Questa è mia figlia”.
Quando ne ha compiuti 40 io ne avevo 17.
Dall’anno dopo, di notte, abbiamo iniziato a incrociarci sulla porta.
Lui partiva con il camion alle due, io spesso rientravo dalle mie serate con gli amici.
Gli anni precedenti per me sono stati anni di “resistenza”.
Ho dovuto aprire la strada per me e mia sorella e se non avessi puntato i piedi (cosa che mi viene bene) io e Sara ancora oggi saremmo sotto una campana di vetro.
Protettivo mio papà, all’inverosimile.
Quando ne ha compiuti 50 nella mia vita si era da poco delineato un solco.
Sono passata in un attimo dalla spensieratezza più totale al dovermi misurare con un grande dolore.
Mio padre c’ è sempre stato.
La sua positività è valsa più di mille parole.
Se avesse potuto avrebbe effettuato un rewind sulla mia vita.
Lui che mi ha sempre insegnato che quello che conta nella vita sono gli affetti, lui che davanti ai miei primi piccoli incidenti mi ripeteva che “alla fine una macchina si aggiusta ma le persone non si possono sostituire”.
Credo che quell’anno per mio padre , abituato a vedermi spaccare il mondo, sia stato uno di quelli da annoverare tra i più difficili.
Ora che compie 60 anni io non so se sono arrivata.
Sono in costante cammino.
A volte inciampo, a volte la strada scorre dritta.
Ma la cosa più bella è girarmi e vedere che cammina anche lui con me.
Non mi indica il percorso, non mi dice più se ciò che faccio è giusto o sbagliato.
Semplicemente c’ è.

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