Ricordo il prato bianco.
Non l’ho più trovato quel prato abitato dai bucaneve.
Ricordo il tavolo di sasso a Bonzeno, che ci accoglieva tutti.
L’altalena arrugginita.
Il nonno che non ci faceva scendere in cantina.
La nonna che ci preparava il latte.
Ricordo ancora quel sapore, non l’ ho provato più.
Ricordo il torrente, le scottature.
Ci dicesti di mettere l’olio che ci saremmo abbronzate di più.
E ricordo la sera che non piegavamo le ginocchia e sento ancora le risa in mezzo al dolore.
Ricordo il giorno in cui non vi ho voluti seguire in montagna e ho lasciato un pezzo di pelle nell’affettatrice.
Un pezzo di pelle, non di dito, come insistevo io tra le lacrime.
Ero già melodrammatica ai tempi.
Tutti che mi prendevano in giro, tu ridevi ma comprendevi.
Non si può vivere di ricordi lo so.
Ma a volte ho bisogno di attraversarli leggera.
Mi ci tuffo per sentirti, per sentire meno pesanti le gocce su di me.
Li vivo, li respiro.
Sento ancora la tua mano, dolce come lo eri tu.
Ricordo tutto come se fosse ieri.
In mezzo a tutto questo ricordare, nei momenti più belli ci sei sempre tu.

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