Ci sono le indagini e come sempre accerteranno i fatti.
Fatto certo per me è che la storia del vasetto di Nutella mi procura un sorriso amaro.
Il vasetto di Nutella che diventa un simbolo.
Mi viene da sorridere a pensare che a volte devo litigare con i miei colleghi per farmi dare lo scontrino per procedere al rimborso di spese effettuate per l’azienda.
Perché insistono che si tratta solo di due viti e di pochi euro.
Che non saranno, a detta loro, due euro a mandarli in malora.
Non è il vasetto di nutella in sè o il panino.
È il principio che non va.
Soprattutto in giornate come queste dove tuo padre ti racconta che stamattina mentre lavorava il campo gli si è avvicinato un ragazzo per chiedergli se aveva bisogno di qualcuno che lo aiutasse.
Anche per 6 euro all’ora, gli propone questo studente universitario che gli racconta tra una cosa e l’altra che ha bisogno di arrotondare.
Gli luccicavano gli occhi mentre me lo raccontava.
Che “se avessi potuto dargli un lavoro” ,mi dice , “io gliel’avrei dato”.
E mi sono chiesta se quell’omone forte che è il mio babbo si sarebbe mai immaginato che saremmo arrivati fino a questo punto.
Un momento di crisi totale.
Non solo di lavoro, ma anche di un sistema di valori.
E a guardarmi intorno ultimamente faccio fatica a trovare sia l’uno che l’altro.
Senza distinzioni.

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