In questi mesi mi sono chiesta moltissime volte cosa potesse spingere le persone che incontro nella mia quotidianità a votare per Grillo.
Non ho mai avuto un buon feeling con il suo modo di proporre un’alternativa.
Non mi sono mai piaciute le persone che urlano e che usano toni sopra le righe.
Credo che una persona possa essere incisiva senza dover sgolarsi e senza fare della politica uno slogan.
Ma in questi giorni ho compreso più a fondo che oltre a una fetta consistente di persone che in Grillo credono ( e ci credono fermamente) esiste una parte dell’elettorato che domenica lo voterà per dare un segnale.
Sì per dare un segnale a quei politici che riempiono le nostre TL con messaggi latte e miele del tipo:
Noi faremo, noi disferemo, noi ci saremo.
Politici che non sono volti nuovi.
Politici che fino alla passata legislatura sedevano in parlamento e che le persone non hanno mai sentito vicino a loro.
Politici che in un modo o nell’altro hanno messo le mani nel potere e le hanno affondate sempre di più fino ad arrivare al punto da rimanerne incastrati.
E le inchieste parlano e di sicuro parleranno ancora.
Io domenica voterò anche per la mia regione.
Vi assicuro che per la Lombardia vado a votare con il cuore più leggero.
E con le idee di sicuro chiare.
Ai familiari, amici e colleghi che mi chiedevano consiglio su chi votare ho potuto dare parecchie alternative legate alla lista di Umberto Ambrosoli.
Ho detto loro che Etico e Sel in Lombardia rappresentano un buon voto.
Ho girato loro i programmi, ho consigliato loro le persone da seguire.
Sia nella lista Ambrosoli sia nelle liste sopra citate ci sono comunque volti nuovi, persone che non fanno parte di un sistema partitico vecchio e obsoleto.
Questo cambiamento manca in maniera forte nelle liste delle elezioni nazionali.
E questa mancanza determinerà il successo di Grillo.
Volenti o nolenti.

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