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Non so come mai proprio quest’anno, ma mai come ora mi sento di dovermi sedere sotto ad un albero e fare il punto.
Non ho ancora toccato la soglia degli anta ma questo compleanno mi porta a fare un bilancio.

E allora eccomi qui: a 38 anni ho finalmente imparato a chiedere aiuto.
Mi è passata l’eterna convinzione di dovercela fare sempre a tutti i costi da sola.
Ho scoperto che il mio essere forte non significa poter sopportare tutto.
Ho visto dentro me stessa grandi fragilità e ho imparato che se era vero che continuare a nasconderle mi faceva apparire agli occhi degli altri una persona serena, ai miei occhi iniziava ad apparire la devastazione.
Ho chiesto aiuto , due anni fa, in un momento in cui poteva sembrare di aver sconfitto il dolore.
E se ho fatto un sola cosa giusta nella vita, di sicuro l’ho fatta quel giorno.

Il dolore non si supera definitivamente, a volte può diventare meno forte, meno pressante.
Spesso però ti si annida dentro e può diventare il freno a mano tirato costantemente nella corsa della vita.
Me lo sono presa tutto il mio dolore, ci ho lavorato, ed oggi è ancora lì.
Ma non è più un impedimento alla vita, è un compagno che mi aiuta a vedere quello che scorre davanti ai miei occhi con altri colori.
È qualcosa che mi permette di dare la giusta dimensione alle cose, di comprendere che è inutile affannarsi se non sai vivere qui e ora.

Ho imparato ad esserci.
Veramente.
Non come prima che c’ero per tutti, ma poi alla fine non c’ero, non ero lì.

Ho finalmente smesso di sentire il peso dei giudizi altrui.
E mi sono sentita leggera.
Sono ciò che sono e chi mi vuole bene veramente accetta i miei limiti ma soprattutto le mie scelte.
Potrà sembrare strano, ma nel momento in cui ho iniziato a pensarlo è iniziato ad accadere davvero.
Le stesse cose dette anni prima alle persone che amavo e che sfociavano in discussioni sterili ora sono diventate fonte di arricchimento.
Io non mi giudico, tu non mi giudichi, semplicemente ci accogliamo.
Questo per me è il sale del volersi bene.

Ho pianto, cavoli se ho pianto.
Sono arrivati ancora momenti bui che mi hanno rimesso il macigno sul cuore.
Ma sono arrivate anche tante illuminazioni che hanno permesso a me e ai miei cari di affrontare di nuovo la prova più dolorosa.
Ci siamo stretti a cerchio, e forse abbiamo compreso tutti che far finta di non soffrire non aiuta a soffrire meno.
Forse abbiamo compreso tutti che se uno di noi vuole lasciare andare le lacrime dall’altra parte c’ è qualcuno che ti aiuta a raccoglierle.

Ho imparato a lasciarmi andare.
A pretendere meno da me stessa e ad accogliere senza aver paura.
Che di paure me ne porto tante dentro, e di sicuro chi cammina con me si è alleggerito ogni volta che ho deciso di lasciarne indietro una.
A questa persona va tutto il mio amore.

38 anni non sono molti.
Mi piace egoisticamente pensarla così.
Di sicuro mi piace quello che sto vivendo, anche se mi è costato fatica.
E a volte come dice spesso la mia amica Cri “a volte penso chi me l’ha fatto fare” .
Ma poi quando ti guardi intorno, e vedi che quando inizi a cambiare tu le cose intorno poco alla volta si trasformano, ebbene proprio in quel momento pensi : Benedetta questa fatica.

Ps:

In tutto questo un ringraziamento profondo alla Ste.
Se non ci fosse stata non so se sarei qui a fare un bilancio così positivo nonostante l’alternarsi di eventi dolorosi.

Lei sa.
Io pure.

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