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Il mio contributo per #IoRicordo, iniziativa lanciata da NessunDorma:

IoRicordo la strage di Capaci e tutti i morti per mano di mafia. Ricordare è importante, ancora di più adesso che arrivano segnali per niente confortanti. Di qualche giorno fa le parole del procuratore Giancarlo Caselli: “Lo Stato ha cancellato la lotta alla mafia”

Il post originale qui

Ricordo quel giorno come se fosse ieri. I servizi alla televisione, le notizie che si rincorrevano.

Il giorno dopo la professoressa di italiano entrò in classe con le lacrime agli occhi. Tentò di spiegarci quello che era successo, e nella sua descrizione dei fatti si sentiva la paura. Ricordo la moglie dell’agente di scorta Vito Schifani, sull’altare in Chiesa. Mi viene da piangere ancora oggi quando nella testa mi riecheggiano le sue parole. Mi sembrava tutto così lontano dal mondo ovattato in cui vivevo. In Lombardia non sentivi parlare di mafia. In Lombardia la mafia non esisteva.

Così si diceva, o almeno si credeva. E’ stato così per tanti anni.Tante persone, anche una volta arrivate ai posti di potere, hanno tentato di mistificare la realtà: “La mafia è una cosa tutta siciliana”.

Poi iniziano ad emergere notizie, i primi avvisi di garanzia, le prime giunte colte con le mani in pasta. E ti accorgi che la tua terra non è così pulita come ti hanno fatto sempre credere. Continui a leggere, a scavare tra le notizie relegate in piccoli trafiletti. Inizi a vedere che anche in Lombardia ci sono persone che lottano contro la mafia, che la rinnegano ma non la negano. Non edulcorano la realtà.

Impari a conoscere persone come Giulio Cavalli, leggi i suoi libri, segui la sua attività in regione. Vedi che solleva temi che molti altri cercano di sotterrare. Ti accorgi che la mafia non si è fermata a Capaci, non si è fermata mai. E’ qui tra noi.

E pensi che non vuoi vedere più nessuna immagine televisiva come quelle di ventuno anni fa. Pensi che Giovanni Falcone era un uomo solo, come lo è stato Borsellino, come lo sono stati tutti coloro che si sono ribellati.

Uomini lasciati soli dallo Stato ma a volte anche dalla società. E inizia a farsi strada dentro di te la convinzione che forse onorare la memoria di Giovanni Falcone significa anche sostenere chi ogni giorno combatte la mafia, partendo dalle fondamenta.

Dai magistrati, ai giornalisti, alle associazioni, ai sindaci che hanno il coraggio di denunciare, ai semplici cittadini che superano la paura e si ribellano al sistema mafioso.

Onorare la memoria significa esserci, non nascondersi. Anche in Lombardia.

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