Mio padre ha iniziato a lavorare subito dopo la scuola elementare.
A quel tempo, anche se gli fosse piaciuta la scuola (e di sicuro non gli piaceva) non avrebbe avuto scelta.
A quattordici anni ha iniziato a lavorare in una ditta, a venti ha cominciato a guidare i camion.
Per circa 35 anni si è svegliato alle due di notte, partiva a portare in giro il materiale edile e se eravamo fortunate lo vedevamo arrivare per cena.
A 30 anni mio padre ha avuto un infarto.
È stato a casa per alcuni mesi e nella tragicità del fatto lo ricordo come un bel periodo della mia vita perchè per un po’ io e mia sorella abbiamo potuto passare del tempo con lui.
A 45 anni è caduto dal camion subendo alcune lesioni alle vertebre.
Dopo poco tempo è ripartito sul suo camion, nonostante il dolore che provava.
E tralascio tutta l’umiliazione subita all’Inail.
A 55 anni, essendo un lavoratore precoce ha fatto domanda per la pensione.
Dopo il silenzio totale da parte dell’Inps mio padre mi ha chiesto se potevo interessarmi io.
Una mattina ho preso e mi sono recata a Lecco presso gli uffici.
Della pratica di mio papà non sapevano nulla, l’impiegato che se ne occupava era in ferie.
A quel punto sono scoppiata a piangere.
Mio papà nell’ultimo periodo stava sempre peggio.
Il cuore, leso a 30 anni, iniziava a provocargli disturbi notevoli.
In più soffriva di dolori atroci alla schiena.
Stare sul camion una giornata intera lo riduceva uno straccio.
Mi sono messa a piangere come una bambina di fronte all’impiegato.
Non potevo tornare da mio papà e dirgli che la sua pratica non l’avevano nemmeno visionata.

Dopo un mese da quel giorno, e la rassicurazione dell’impiegato che avrebbe fatto il possibile per capire a che punto stava il tutto, a mio papà è arrivato l’avviso che con la finestra successiva gli sarebbe arrivata la pensione.
Non vi dico il sollievo di quel giorno.

Mio papà non è un privilegiato.
Ha lavorato tutti gli anni che doveva lavorare e anche di più.
E visto che nella prima azienda in cui aveva lavorato non gli avevano versato i contributi ha dovuto sanare il tutto attingendo ai suoi risparmi.
Mio padre ha lavorato 40 anni.
Non l’ho mai visto arrivare a casa annoiato.
Amava il suo lavoro, anche se doveva stare in giro più di 10 ore al giorno.
Aiutava gli operai a scaricare il materiale perchè così si faceva prima e poteva fare, per l’azienda per cui lavorava, un altro viaggio.

Scusate quindi se mi incazzo con quelli come Davide Serra che buttano il problema sull’aspetto generazionale.
Mio padre non ha rubato la mia pensione, se l’è guadagnata con fatica e con sudore.
Fermandosi solo per pochi mesi in 40 anni per malattie gravi.
Scusate quindi se mi incazzo se ho visto un uomo lavorare con dignità e arrivare al traguardo.

Come ho appena scritto su twitter, a tutti voi che volete creare una guerra generazionale: fate un salto nella realtà, perchè è molto diversa dalla vita che conducete.
Di sicuro è diversa dalla mia.
Di sicuro è diversa da quella di mio padre e di parecchie persone con storie simili alla sua.

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