Caro amico, che anche quest’anno ti scrivo, così mi distraggo un po’
Un anno è passato, un anno se ne è andato.
Un anno meraviglioso, splendido, luminoso.
Un anno di larghe intese, di discese ardite e di risalite.
Un anno vero come le scie chimiche.
Un anno di precariato, che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
Un anno di aziende che chiudono dall’oggi al domani, e meno male perché senza sorprese che anno è.
Un anno di tasse che muoiono e si reincarnano in nuove imposte in tempo zero, che a loro il karma gli fa una pippa.
Un anno di rottamazione.
Un anno di post urlati, di vaffa mica tanto mascherati.
Un anno sobrio, a ben vedere.
Sobrio come me dopo 2 bicchieri di vino.
Un anno di Kasta, di Laggente, un anno di Salvatori della Patria, che se ne sentiva tanto il bisogno.
Un anno di carri, di carrozze, di gente che sale dopo essere scesa e a volte riscesa.
Un anno, questo, così bello, così positivo, così ricco di speranza e di fiducia che Vi prego non fatemi uscire da qui.

Un anno, così, da berci sopra un altro bicchiere.
E un altro, un altro, un altro ancora fino a non poterne più.

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