Stasera tornando dal lavoro, nei 100 e passa km che mi separavano da casa, pensavo alle ragazze del negozio in cui ero oggi.

Due sorelle che hanno iniziato a lavorare lì a vent’anni e che quest’anno come me spaccheranno la decina (anche se più leggera anagraficamente della mia).

Ragazze che a 22 anni erano già fuori casa, che oltre a lavorare lì facevano i turni in pizzeria la sera, e ogni week end lavoravano già in negozio perché la zona è turistica e dieci anni fa lì si usava già così.

Ragazze che hanno avuto vicissitudini varie, che hanno dovuto aiutare anche i genitori in difficoltà economiche a causa di problemi di salute.

Ragazze il cui senso del dovere a vent’anni era già oltre e a adesso, che ne hanno trenta, vengono a lavorare con lo stesso entusiasmo di dieci anni fa.

E guardando la sorella maggiore stasera mi si è riempito il cuore perché dopo mesi difficili l’ho vista rinata.

Si è ritrovata dopo anni in cui ha tentato il tutto per tutto a dover fare una scelta, a dover affrontare da sola un trasloco. A chiudere una storia, a riniziare una vita da sola.

A ricominciare da capo.

E stasera pensavo a quanto sono fiera di lei, e mentre lo pensavo mi si riempivano gli occhi di lacrime, e piangevo e sorridevo come una stupida.

E ringraziavo me stessa, in un momento in cui il più delle volte devo fare i conti con l’incazzatura che ho nei miei confronti, per essermi data la possibilità nel lavoro che svolgo, di sostenere il ruolo senza rinunciare all’ affetto.

Perché l’abbraccio sincero, che stasera mi ha dato quella ragazza mentre uscivo,  è stato quello di cui avevo bisogno in quell’esatto momento.

Perché tutto torna. E il bene di più.

Sempre. 

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