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Sono figlia del cammino, la carovana è la mia casa (Amin Maalouf)

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Counseling

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Non più 

 

Non ho pazienza per alcune cose, non perché sia diventata arrogante, semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita, in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce. Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura. Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada, di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride. Non dedico più un minuto a chi mente o vuole manipolare. Ho deciso di non con-vivere più con la presunzione, l’ipocrisia, la disonestà e le lodi a buon mercato. Non tollero l’erudizione selettiva e l’arroganza accademica. Non mi adeguo più al provincialismo e ai pettegolezzi. Non sopporto conflitti e confronti. Credo in un mondo di opposti, per questo evito le persone rigide e inflessibili. Nell’amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento. Non mi accompagno con chi non sappia elogiare o incoraggiare. I sensazionalismi mi annoiano e ho difficoltà ad accettare coloro a cui non piacciono gli animali. Soprattutto, non ho nessuna pazienza per chi non merita la mia pazienza.

Il bruco e la farfalla mancata

Essere chiamati al cambiamento attiva diverse strategie di resistenza. Molto spesso si preferisce desistere dalla possibilità di trasformare se stessi e la propria esistenza, pur di non affrontare il costo della perdita, pur di non aprire l’orribile abisso dell’ignoto e dell’imprevedibile. E molto spesso le distrazioni fittizie non bastano, così come non sono nemmeno sufficienti i falsi bisogni massificati, che ammorbano le istanze più vitali e genuine dell’essere umano. Costui, infatti, facendo i conti con quelle frustrazioni residue interne, di cui non riesce a trovare un nome ed un senso, cerca affannosamente di sfuggire al proprio disagio, ristabilendo la quiete con quello stile di vita la cui dottrina comune ha caldeggiato e diffuso nelle forme del vivere, e che quindi non può mettere in discussione.

La voce del malessere interiore, che si profila come il richiamo d’allarme per de-strutturarsi e rigenerarsi sotto una nuova dimensione dell’esistere, viene così messa a tacere ed impedito l’accesso alle vie più profonde di sé. In questo modo, il soggetto umano che nel frattempo è stato ben addestrato a glissare circa la possibilità di volgere uno sguardo interiore alla sua persona, sarà anche ben contento di defilarsi dal compito di dedicare ascolto e attenzione ai propri segnali di inquietudine. Disavvezzo a tale comportamento, e notoriamente disimpegnato ad assumere una simile impresa, egli si accontenterà di applicare una strategia che gli consenta di conservare le abitudini e la tradizione, ovvero le nemiche giurate del cambiamento e della gioia.

D’altra parte, un pollo che è stato in gabbia per tutto l’arco della sua vita, è assalito da inenarrabile angoscia se lo si sistema presso lo spazio libero e aperto. Potrebbe prendersi di forte spavento, restare paralizzato e inattivo, sentirsi privo di un sicuro contenitore e marcatamente disorientato e perso.

E inoltre, coscientizzarsi impegna e costa fatica.

Continua qui: http://www.counselingitalia.it/articoli/3125-il-bruco-che-non-vuol-mettere-le-ali-strategie-di-resistenza-al-cambiamento

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